I fibromi uterini sono delle lesioni tumorali benigne dovute all’esagerato sviluppo di cellule muscolari lisce dell’utero. Secondo alcuni si tratterebbe di una cellula muscolare liscia immatura, secondo altri di una cellula mesenchimale totipotente, questo spiegherebbe la duplice componente del tumore: muscolare e fibrosa. Se predomina la componente fibrosa si chiamano fibromi, se prevale quella muscolare miomi e se non c’è differenza fibromiomi. Non si conosce con certezze l’origine del fibroma, anche se sono implicati gli estrogeni che stimolano la moltiplicazione delle cellule del fibroma stesso. Non a caso, prima della pubertà non sono presenti, mentre dopo la menopausa, quando manca la produzione degli estrogeni, i fibromi possono ridursi fino a scomparire. Durante la gravidanza, quando il livello d’estrogeni è elevato, un eventuale fibroma aumenta di volume. I fibromi uterini interessano il 5% della popolazione femminile, raggiungendo il 20% nelle donne fra i 40 e i 50 anni.
Come appaiono In genere i fibromi presentano una forma rotondeggiante e spesso sono peduncolati. Le dimensioni vanno da pochi millimetri a decine di centimetri di diametro. Possono essere singoli o multipli. La sede in cui compaiono è importante perché, proprio in base alla sede di sviluppo è indicato un diverso tipo di trattamento. Possiamo, quindi, distinguere fibromi: - intramurali, quando si sviluppano nello spessore della parete muscolare utero, sono il 70% dei fibromi. - sottosierosi, quando tendono ad accrescersi prevalentemente verso l’esterno dell’utero, costituiscono il 20% dei fibromi. - sottomucosi, quando sporgono prevalentemente verso l’interno della cavità dell’utero, rappresentano il 10% dei fibromi. Raramente si trasformano in tumori maligni (0,1% dei casi) e, in genere, accade quando le dimensioni aumentano velocemente.
Come si manifestano Nel 50% dei casi i fibromi non danno disturbi. Nell’altro 50% dei casi sono responsabili d’emorragie e dolori. Nel 30% dei casi i fibromi provocano un flusso mestruale abbondante e prolungato (menometrorragia) e spesso la donna può arrivare all’anemia. Questo è evidente nei fibromi sottomucosi, che aumentano lo spessore dell’endometrio. Quelli più grossi, soprattutto intramurali e sottosierosi, provocano dolore comprimendo gli organi vicini. Inoltre, se un fibroma preme sulla vescica aumenta la frequenza della minzione (pollachiuria) mentre, se preme sul retto provoca una difficoltà alla defecazione. Un fibroma può mettere a rischio sia il concepimento, sia la gravidanza stessa. Se il fibroma si trova all’imbocco delle tube impedisce allo spermatozoo di raggiungere la cellula uovo e di fecondarla. Se il fibroma è localizzato nella cavità uterina può stimolare le contrazioni muscolari uterine favorendo, quindi, un aborto spontaneo, o meno frequentemente un parto pretermine.
Come si scoprono Per scoprire un fibroma la visita ginecologica è sufficiente solo se la lesione tumorale raggiunge i 5-6 cm e se la donna è abbastanza magra. In alternativa si ricorre all’ecografia pelvica, esame che utilizza sonde ad ultrasuoni, appoggiate sull’addome o inserite in vagina, al fine di eseguire uno studio accurato dell’apparato genitale interno (utero ed ovaie).
Non esistono metodi di prevenzione Non è possibile agire preventivamente per evitare la comparsa di fibromi. Per questo è fondamentale sottoporsi a controlli periodici (almeno annuali) dal ginecologo.
Come si curano Se i fibromi causano disturbi, forse, è meglio toglierli. Se la donna è giovane e i fibromi sono pochi, si procede all’asportazione degli stessi (miomectomia), altrimenti si rimuove completamente l’utero (isterectomia). Per l’asportazione dei fibromi esistono diverse tecniche chirurgiche (isteroscopia, laparoscopia, laparotomia), la scelta dipende dalla sede, dalle dimensioni e dal numero delle formazioni tumorali. Nel 10-30% dei casi la comparsa di nuovi fibromi dopo l’intervento è legata alla presenza di fibromi troppo piccoli (nell’ordine dei millimetri) non evidenziabili all’ecografia.
I farmaci -i progestinici, che riducono lo spessore dell’endometrio e limitano il sanguinamento uterino, -gli analoghi del Gn-Rh, che bloccano, di fatto, le mestruazioni creando, nella donna, una situazione ormonale simile alla menopausa. Questi farmaci riducono il volume del fibroma (fino al 30%) e sono utilizzati in vista di un intervento o nell’attesa della menopausa, La loro assunzione va protratta al massimo per 3-6 mesi.
L’isteroscopia. Questo intervento è indicato per l’asportazione di fibromi sottomucosi di 4-5 cm. L’intervento è controindicato se c’è un’infiammazione pelvica in atto. Come si svolge L’intervento è svolto in regime di day-hospital, in anestesia locale o generale, inserendo attraverso la vagina, nell’utero, l’isteroscopio (un tubo sottile con fibre ottiche che permette di vedere su un monitor la cavità dell’utero) e, con esso, strumenti miniaturizzati per asportare il fibroma. Dura circa 15-30 minuti. Il postoperatorio Non rimangono cicatrici e bastano 1-2 giorni di degenza con una convalescenza breve e una rapida ripresa delle normali attività. E’ anche vero, però, che spesso occorre intervenire una seconda volta per asportare eventuali residui del fibroma.
La laparoscopia. Questa tecnica è indicata per l’asportazione di fibromi sottosierosi del diametro di 5 cm (massimo 8 cm) e che non siano di numero superiore a 2-3. L’intervento non è sempre indicato nelle donne già sottoposte ad interventi chirurgici addominali. Come si svolge L’intervento è svolto, in anestesia generale, introducendo nell’addome, attraverso tre piccole incisioni, il laparoscopio, tubo dotato di fibre ottiche che permette di vedere la cavità addominale e gli strumenti chirurgici miniaturizzati, manovrabili dall’esterno, per asportare la lesione. Dura circa un paio d’ore. Il postoperatorio La laparoscopia è poco traumatica e le cicatrici chirurgiche sono ridotte. Pertanto comporta minor dolore post-operatorio, minor tempo di guarigione (con buoni risultati anche estetici), con minor degenza (1-2 giorni) rispetto alla laparotomia. E’ anche vero che quest’intervento non permette di “sentire” i fibromi più piccoli, aprendo la strada a recidive.
La laparotomia. Si ricorre alla laparotomia in presenza di numerosi e voluminosi fibromi, in particolare se sono intramurali. Come si svolge. Questa tecnica prevede l’apertura della parete addominale con un’incisione trasversale o longitudinale in base alle dimensioni dei fibromi. S’individuano le formazioni, si asportano, quindi si ricostruisce l’utero. L’intervento eseguito in anestesia generale dura circa 1-2 ore, ma varia in base al numero e alle dimensioni dei fibromi. Il postoperatorio. Il ricovero dura circa 4-5 giorni e dopo 2-3 settimane si riprendono le normali attività quotidiane. Possibili complicanze sono infezioni ed emorragie, in ogni caso rare, così come i traumi alla vescica. Frequente è la comparsa di dolori pelvici dovuti alla formazione d’aderenze.
L’isterectomia. Se la donna ha concluso il proprio periodo di vita riproduttivo, presenta sintomi gravi, i fibromi sono numerosi, voluminosi e sono delle recidive, si può ricorrere all’asportazione dell’utero, a patto che la donna non tenga fortemente al mantenimento dell’utero.
Articolo estratto da BresciaLILT n.43, Aprile 2007- a cura di Dr. Claudio Paganotti, Unità Operativa Ostetricia e Ginecologia, Istituto Clinico Città di Brescia.
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